Dipendenza dall’ideale e perfezionismo

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Il desiderio di raggiungere standard elevati, di portare a termine i compiti con successo e di essere produttivi è una qualità positiva.

Allo stesso modo, lo è il desiderio di essere accettati, approvati, amati o di raggiungere traguardi significativi nella vita.

Quando ciò rimane a livello di desideri, aspirazioni o obiettivi, parliamo di convinzioni costruttive che ci motivano e ci aiutano nel percorso della vita.

Ma se i desideri si trasformano in richieste rigide e fisse, e il costo per soddisfarle diventa troppo alto, non si tratta più di standard elevati, ma di perfezionismo.

Il perfezionismo, inteso come la convinzione che tutto debba essere eseguito in modo impeccabile al 100%, è spesso alla base di molte problematiche.

Lei punta all’ideale: gli errori sono inaccettabili e il fallimento sembra una catastrofe. Lei ritiene di dover apparire, sentirsi, pensare e comportarsi in modo impeccabile in ogni situazione.

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Non appena raggiunge un obiettivo, questo viene immediatamente sostituito da uno nuovo, ancora più lontano; per questo non prova mai soddisfazione o riconoscimento per i Suoi sforzi. La vita diventa una routine grigia e faticosa, poiché Lei vive cercando di conformarsi a standard irrealistici e, a volte, impossibili.

ok
si confronta spesso con gli altri
ok
vive in una costante competizione
ok
si concentra sui fallimenti e sugli errori, senza notare i successi
ok
critica duramente se stessa o gli altri
ok
fatica ad adattarsi alla realtà
ok
rimanda continuamente le cose, procrastinando
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Il perfezionismo è la paura che indossa scarpe eleganti e una pelliccia di visone, fingendo di essere raffinata, quando in realtà è solo spaventata.

Elizabeth Gilbert

Ricordi che, secondo la terapia cognitivo-comportamentale (TCC), le nostre esperienze di vita formano le convinzioni su noi stessi, sugli altri e sul mondo. Queste convinzioni, a loro volta, determinano le nostre strategie di vita e le nostre regole.

Prendiamo come esempio Eugenio. I suoi genitori hanno sempre avuto aspettative molto alte nei suoi confronti: qualsiasi valutazione inferiore all’«eccellente» veniva percepita come un fallimento.

Nonostante il talento di Eugenio per la musica, i genitori criticavano i suoi successi e lo spingevano verso una professione più «prestigiosa», come quella del medico.

Questa esperienza ha formato in Eugenio una credenza profonda: quella di «non essere abbastanza bravo» e di essere «incompetente».

Per compensare questo senso e sentirsi capace, ha sviluppato una regola: «Devo fare tutto in modo perfetto».

La ricerca dell’ideale spinge Eugenio a lavorare fino allo sfinimento, a rimproverarsi per i minimi errori e a essere critico verso i colleghi. Ciò porta a burnout, ansia, problemi relazionali e insoddisfazione.

Spesso si pone obiettivi irrealistici, come ad esempio preparare in modo impeccabile una presentazione in tempi brevissimi.

Se ci riesce (il che è improbabile), la sua regola viene confermata, creando un’illusione di controllo. In caso di fallimento, Eugenio incolpa se stesso, rafforzando la convinzione della propria incompetenza.

Si crea così un circolo vizioso: la regola di «fare tutto perfettamente» protegge Eugenio dal doloroso senso di «insufficienza», ma solo finché riesce a rispettare i suoi standard elevati e irrealistici.

Ogni errore genera emozioni negative, che alimentano l’autocritica e nutrono il perfezionismo.

ok
Devo fare tutto in modo perfetto
ok
Tutto deve funzionare alla perfezione
ok
Se non posso dare il massimo, allora è meglio non fare nulla
ok
Se vengo criticato, significa che sto sbagliando. Non posso permettermi di sbagliare
ok
Non ho il diritto di sbagliare
ok
Devo essere il migliore in tutto ciò che faccio

Spesso, tale ricerca si forma durante l’infanzia o l’età scolare, come risultato dell’educazione familiare.

Gli studiosi ritengono che il perfezionismo nevrotico si formi sotto l’influenza dell’esperienza infantile con genitori che manifestavano l’affetto in modo condizionato (in base ai voti, ai risultati, ecc.) o che non esprimevano affatto approvazione.

In entrambi i casi, il bambino sviluppa il desiderio di essere perfetto per dimostrare ai genitori di essere «bravo» e di avere valore, sia per se stesso che per loro. Spesso i genitori di persone perfezioniste mostrano un’eccessiva criticità, negano sostegno al bambino ed sono estremamente esigenti.

Per soddisfare le aspettative dei genitori ed evitare punizioni o critiche, il bambino si sente costretto a cercare di essere impeccabile.

ok
I genitori stessi mostrano un modello di comportamento perfezionista molto marcato
ok
I genitori sono eccessivamente critici ed esigenti verso il bambino e mancano di sostegno emotivo e di aiuto nelle relazioni
ok
L’approvazione genitoriale è assente, oppure è incoerente e condizionata
ok
Uno stile educativo autoritario e aspettative genitoriali eccessive

L’ingresso del bambino a scuola lo stimola a formalizzare i propri successi sotto forma di voti.

È proprio qui che si forma la «sindrome dell’alunno modello», che gli psicologi collegano al perfezionismo. Il bambino cerca di essere il migliore in tutto e, se non ci riesce, attiva un pensiero polarizzato secondo il principio del «tutto o niente».

Se non c’è la possibilità di essere il migliore in una materia, si sceglie la strategia di essere il peggiore di tutti: tanto vale essere l’ultimo, se non si riesce a essere il primo.

Oltre all’influenza della famiglia, il perfezionismo è alimentato dalla società moderna. A scuola e all’università i docenti apprezzano gli studenti modello e ubbidienti, mentre i datori di lavoro cercano dipendenti perfezionisti.

L’economia di mercato spinge le persone alla competizione e alla ricerca costante di risultati sempre migliori.

I media dettano mode e canoni di bellezza e attrattiva. Se una persona appare in ordine, si veste con stile e si prende cura di sé, ha maggiori probabilità di trovare un partner, un lavoro prestigioso o amici altrettanto attraenti.

Per questo motivo, spesso si è convinti della necessità di conformarsi a standard elevati per sentirsi parte della società.

La questione del perfezionismo suscita spesso divergenze: alcuni lo ritengono utile, altri dannoso.

Se Lei è un perfezionista, probabilmente dirà che la ricerca della perfezione è normale, altrimenti come si può avere successo? Tuttavia, nella pratica, essa sottrae una quantità enorme di energie e risorse, esaurendo gradualmente ma implacabilmente l’organismo e la psiche.

Il perfezionismo è strettamente legato alla dipendenza dai traguardi, di cui abbiamo parlato nei capitoli precedenti; pertanto, anche i suoi svantaggi sono analoghi.

Standard elevati e irrealistici influenzano quasi ogni aspetto della Sua vita: il lavoro, lo studio, le relazioni con i propri cari e il tempo libero.

Il problema risiede nel fatto che l’ideale verso cui tende il perfezionismo è, in realtà, irraggiungibile. L’ideale non esiste: è la condizione migliore e completa di un oggetto o di un fenomeno, che ognuno percepisce a modo proprio.

Siamo onesti e poniamoci una domanda: esiste qualcosa di assolutamente perfetto per tutti?

Ciò che Lei considera ideale potrebbe sembrare un’assurdità assoluta a qualcun altro. Persino le opere di Mozart e i lavori di Da Vinci non piacciono a tutti, nonostante siano considerati vette dell’arte.

Quando riuscirà a correggere le Sue convinzioni in base alla realtà, potrà iniziare a trarre piacere dal lavoro svolto e dalla vita in generale, invece di provare una costante frustrazione.

È molto importante imparare a bilanciare la ricerca dell’eccellenza con il raggiungimento di un risultato accettabile e soddisfacente.

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