Uscire dalla trappola dell’«è tutta colpa mia»

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A volte le persone definiscono la personalizzazione come «mania di grandezza», ma non si tratta di un senso di potere o di importanza.

La personalizzazione avviene quando si ha l’impressione che ciò che accade intorno sia legato a Lei, anche se non ne esistono prove.

Interiormente, spesso questo non si avverte come potere, ma come ansia: come se tutti stessero guardando, giudicando e aspettandosi da Lei un comportamento perfetto.

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Tutto ciò che sentiamo è un’opinione, non un fatto. Tutto ciò che vediamo è un punto di vista, non la verità.

Marco Aurelio

Per uscire da questo schema, è importante imparare a notare le reali cause degli eventi, invece di colpevolizzarsi automaticamente.

Quando ci assumiamo la responsabilità di ciò che è fuori dal nostro controllo, ci sovraccarichiamo e creiamo il terreno fertile per il senso di colpa e la stanchezza.

ok
Il primo passo è l’osservazione. Noti quando nella Sua mente appare il pensiero: «È colpa mia», anche quando i fatti sono scarsi o assenti.
ok
Si chieda: «Ho influenzato davvero questa situazione? O è solo un pensiero e non un fatto?»
ok
Provi a considerare altre spiegazioni per ciò che accade. Ad esempio: «Non mi ha salutata. Forse è triste, ha fretta o è assorta nei suoi pensieri — potrebbe non avere nulla a che fare con me».

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Una serie di domande può aiutare:

ok
Dovrei davvero colpevolizzarmi?
ok
Era sotto il mio controllo?
ok
Di cosa sono esattamente responsabile? E dove finisce il mio limite di responsabilità?
ok
Quali altre cause potrebbero aver influenzato la situazione?

Esempio:

È arrivata al lavoro e una collega non l’ha salutata. Pensiero automatico: «Probabilmente ho fatto qualcosa di sbagliato».

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Non sono le cose a turbare gli uomini, ma le opinioni che essi hanno delle cose.

Epitteto

Ora iniziamo l’analisi:

ok
Potrebbe non avermi notata, essere distratta, non aver riposato abbastanza, avere fretta o preoccuparsi per qualcosa di suo.
ok
Non posso conoscere la ragione esatta senza un confronto diretto.
ok
Anche se fosse di cattivo umore, potrebbe dipendere da molti fattori che non riguardano me.
ok
In assenza di fatti, non ci sono basi per il senso di colpa.

Non possiamo controllare tutto. A volte il passo migliore è lasciare andare e permettere al mondo di seguire il suo corso.

Alcuni esercizi che potrebbero aiutare:

Immagini che un’amica Le racconti la stessa situazione. Cosa Le direbbe? Come La sosterrebbe? Può offrire lo stesso sostegno anche a se stessa.

Completi il pensiero: «Se fossi davvero responsabile di tutto, significherebbe che...».

Ad esempio: «...che posso controllare i sentimenti degli altri», oppure «...che leggo nel pensiero», o ancora «...che sono responsabile di ogni evento circostante».

Notando l’assurdità di queste fantasie, sarà più facile ritrovare uno sguardo realistico sulla situazione.

Con il tempo, questi esercizi aiutano a separare delicatamente i fatti reali dal senso di colpa automatico.

Ricordi: essere attenti a ciò che accade è prezioso. Ma questo non significa che Lei debba essere responsabile di tutto.

Liberandosi dalla personalizzazione, ritroverà maggiore leggerezza, spazio e serenità interiore.

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