L’autostima nel vortice della depressione: il percorso verso l’accettazione di sé e l’equilibrio interiore

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Uno dei sintomi tipici della depressione è la tendenza all’autocolpevolizzazione, il senso di inferiorità e la difficoltà a percepire il proprio valore e la propria importanza.

Spesso le persone si attribuiscono etichette come «fallito» o «nullità», sentendosi persone cattive.

Più la depressione è grave, più l’autostima si abbassa. Ma non si è soli in questo. Le ricerche dello psicologo Aaron Beck dimostrano che oltre l’80% delle persone che soffrono di depressione prova un senso di inutilità.

L’immagine di sé cambia drasticamente durante la depressione: ci si sente inferiori, depressi, soli e privati di tutto. Si finisce per criticare se stessi, le proprie azioni, le proprie capacità e il proprio futuro.

L’autocritica può assumere le seguenti forme:

ok
Autocolpevolizzazione – «È tutta colpa mia»
ok
Etichettamento – «Sono così stupido»
ok
Odio verso se stessi – «Non ce la faccio più a sopportarmi»
ok
Dubbio su se stessi – «Non riuscirò a fare nulla»

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Provi a pensare: come sarebbe vivere con una lista del genere? Non è affatto facile. Quando si è in depressione, si può criticare e umiliare se stessi incessantemente, a volte senza nemmeno rendersene conto.

E, naturalmente, questo influisce sulle emozioni, sull’umore e sul rapporto con se stessi e con la vita in generale.

Ecco perché lavorare sull’autostima è così importante. Superando l’autocritica, è possibile influenzare anche gli altri sintomi della depressione. Iniziamo, dunque, dalla Sua autostima.

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Avere una bassa autostima è come guidare nella vita con il freno a mano tirato.

Maxwell Maltz

Una bassa autostima è come una lente d’ingrandimento che trasforma ogni errore o fallimento in un disastro totale.

Consideriamo questo esempio attraverso un dialogo tra una persona in depressione e il suo psicologo:

Ekaterina, perché il commento del Suo capo ha scatenato in Lei emozioni così intense e negative? È davvero una tale catastrofe?
man
man
Sì, è stato terribile, perché sono sembrata una sciocca.
Supponiamo che Lei sia davvero sembrata tale. Cosa significa per Lei?
man
man
Significa che il mio capo ha pensato che io sia stupida.
E anche se lo avesse pensato, cosa ne consegue?
man
man
Che non merito di lavorare in questa azienda.
E se Lei davvero non lo meritasse, cosa significherebbe?
man
man
Significa che sono una nullità che non otterrà nulla nella vita e che passerà il resto dei suoi giorni a lavare i pavimenti da qualche parte.

Da questo esempio si vede come un piccolo appunto da parte di un superiore venga percepito come la prova dell’insignificanza di Katia e come questo le presagisca un futuro tutt’altro che radioso.

In questo modo, quando si è in depressione, i piccoli errori vengono percepiti come tragedie. In questo stato, spesso non si è in grado di pensare in modo realistico e logico.

Al contrario, si è convinti della propria inferiorità e inutilità, e si cerca di convincere anche gli altri, mettendo in luce i propri difetti e insistendo sulla propria incapacità.

In primo luogo, è importante rendersi conto che il proprio valore non è qualcosa che si può meritare. Il successo, certamente, può dare piacere, ma non la felicità. E l’autostima basata sui risultati è una pseudo-autostima: non è realistica.

Molte persone di successo, ma infelici e afflitte da depressione, si considerano anche loro delle nullità. Ne sono prova personaggi famosi che sembravano avere tutto: carriera, denaro, fama, talento, eppure hanno scelto di togliersi la vita.

La maggior parte delle persone che soffrono di depressione è in realtà capace di molto: possono essere talentuose, attraenti, interessanti, circondate dall’amore e dalla cura dei propri cari.

Ma questo non le aiuta, perché manca loro l’amore e il rispetto per se stessi. È solo il Suo senso di valore personale a determinare come si sente.

Un passo fondamentale nel percorso di consapevolezza consiste nel prestare estrema attenzione a ciò che pensa e dice di se stesso.

Quando si ritroverà a insistere sulla propria inadeguatezza o a giudicarsi negativamente, valutando male le proprie azioni o la propria esperienza, provi a cercare prove reali a sostegno di tali pensieri. Spesso, queste prove sono irrazionali e prive di senso.

In secondo luogo, sarebbe opportuno sostituire l’autocritica con l’autocorrezione.

Quando si impara qualcosa di nuovo, ad esempio una nuova lingua, l’insegnante non La colpisce con un libro in testa e non Le dice quanto sia stupido se non conosce i tempi verbali o le regole.

Perché sarebbe un pessimo insegnante con un metodo poco efficace. E difficilmente vorrebbe o riuscirebbe imparare una nuova lingua in questo modo.

Purtroppo, spesso si diventa un pessimo insegnante per se stessi, criticandosi invece di correggersi.

Perciò, invece di criticarsi, provi a porsi le seguenti domande: Esiste un modo migliore per farlo? Come posso riuscirci? Cosa dovrei imparare ancora?

In terzo luogo, ogni volta che critica se stesso, provi a immaginare di criticare gli altri nello stesso identico modo. Sarebbe così rude e tagliente con gli altri come lo è con se stesso?

Inizi ad applicare le stesse pretese verso i Suoi cari e i Suoi amici. Ma sia estremamente onesto. Quando inizierà a farlo, capirà quanto la Sua critica sia, in realtà, ingiusta.

La Sua autostima è la motivazione più importante nel porsi un obiettivo di vita e nel raggiungerlo successivamente.

Con un’autostima bassa, si sottovalutano le proprie capacità, privandosi del diritto alla felicità.

Per cambiare la situazione, è necessario modificare le proprie abitudini mentali e il proprio comportamento, procedendo a piccoli passi verso una sana autostima, accettando i fallimenti e notando anche i minimi successi.

E noi vogliamo sostenerLa in questo percorso difficile, infonderLe speranza, aiutarLa a scegliere compiti alla Sua portata e a concentrarsi su di essi. Per farlo, analizzeremo alcune tecniche efficaci nei prossimi capitoli.

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