Gli studiosi moderni distinguono due tipi di perfezionismo: quello negativo e quello positivo, o, per dirla in un altro modo, sano e patologico.
Per trasformare un limite in un punto di forza, è importante coniugare le proprie doti di leadership e la spinta verso l’eccellenza con il buon senso e la razionalità.
Abbiamo preparato per Lei delle raccomandazioni efficaci per lavorare sul perfezionismo.
Il miglior punto di partenza per affrontare qualsiasi problema è la motivazione al cambiamento.
Per superare il perfezionismo, è fondamentale comprendere perché Lei ne abbia bisogno. Analizzi e scriva tutti i pro e i contro.
Forse rimarrà sorpreso scoprendo che le difficoltà sono molto più numerose dei vantaggi. Non appena ne prenderà coscienza e lo accetterà, sarà molto più facile cambiare.
Come molte altre persone, probabilmente Lei pensa che tutto debba essere fatto al 100%, o che non si possa assolutamente sbagliare, oppure aderisce ad altri pensieri e convinzioni simili, tipici di un perfezionista.
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È molto importante mettere in discussione tutti questi pensieri e lavorarci sopra.
In che modo? Sarà utile continuare a tenere il diario dei pensieri automatici, dove potrà individuare queste idee, verificarne la realtà e fornire una risposta razionale.
Nella mia carriera ho sbagliato più di 9000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. In 26 occasioni mi è stato affidato il tiro decisivo e ho fallito. Ho fallito ancora e ancora nella mia vita. Ed è per questo che ho avuto successo.
Michael Jordan
Queste domande hanno lo scopo di verificare una determinata convinzione, confermarla, precisarla o smentirla, e di formulare una convinzione alternativa.
Si chieda: «Se lo faccio in modo perfetto, che succede? E se non lo faccio in modo perfetto, che succede?». Cerchi di capire cosa si cela dietro il Suo perfezionismo. Forse ha paura di essere rifiutato? Forse teme il ridicolo in pubblico? Forse dietro il perfezionismo si nasconde il desiderio di riconoscimento?
Una volta compreso cosa si cela dietro il perfezionismo, si chieda se con esso sia davvero in grado di colmare quelle paure e quei bisogni.
Supponiamo che Lei scriva un rapporto in modo impeccabile e lo consegni: e allora? Non avrà più paura che gli altri si allontanino da Lei? Supponiamo che Lei faccia un discorso perfetto e riceva gli applausi: è davvero sufficiente per Lei ricevere un’ovazione da un gruppo di sconosciuti?
Molto probabilmente la risposta sarà negativa. Lei raggiunge l’ideale, prova un momento di beatitudine e poi ricomincia la corsa.
I perfezionisti spesso pensano in termini di «tutto o niente», «successo o fallimento», «fallo perfettamente o non farlo affatto».
Questo approccio non è realistico. Si guardi intorno e si chieda: quante cose al mondo rientrano nella categoria «tutto o niente»? Le Sue pareti sono assolutamente immacolate? O presentano almeno un po’ di sporco?
Conosce qualcuno che sia assolutamente calmo e sicuro di sé? La Sua attrice preferita possiede una bellezza perfetta o ha comunque dei difetti?
Nella vita è raro ottenere qualcosa senza errori o fallimenti.
Nessuno nasce maestro: impariamo, proviamo, sbagliamo e, gradualmente, miglioriamo.
Perciò, si permetta di non essere perfetto, di fare le cose in modo incompleto o di commettere degli errori. Gli errori non sono nemici, ma alleati nel percorso verso il successo. Ricordi spesso il proverbio: «Chi non fa nulla, non sbaglia mai».
Non dovrebbe rinunciare subito a tutti i Suoi ideali: potrebbe essere un cambiamento troppo brusco.
Inizi con piccoli passi: scelga un solo ideale, quello meno significativo, e provi ad abbandonarlo. Osservi il risultato.
Il mondo non crollerà se non farà qualcosa alla perfezione. Le persone care non si allontaneranno da Lei e non diventerà una persona terribile.
Molto probabilmente, gestire un risultato non perfetto sarà molto più facile di quanto sembri. Ricordi che un singolo esperimento non offre un quadro completo. È necessaria costanza.
Ogni settimana o ogni mese, abbandoni un ideale e osservi la reazione. Ascolti se stesso e proceda al Suo ritmo, in modo confortevole.
Annoti sia i grandi che i piccoli successi, quelli significativi e quelli meno rilevanti. Ogni giorno. Il perfezionismo ama le sconfitte, e quando si dirà di nuovo: «Non riesco mai a fare nulla», apra subito il diario e legga quanto ha già ottenuto.
Questo significa che, valutando un’azione, si concentri maggiormente sul processo piuttosto che sul risultato.
Immagini di essere un automobilista che percorre ogni giorno lo stesso tragitto. In alcuni giorni i semafori sono quasi sempre verdi e arriva a destinazione velocemente. In altri giorni, invece, trova sempre il rosso, resta bloccato nel traffico e il viaggio richiede molto più tempo.
Le Sue capacità di guida non cambiano, quindi perché non provare a sentirsi soddisfatto del proprio lavoro ogni giorno, indipendentemente dalle circostanze? Provi a guardare le cose da una nuova prospettiva, senza cercare di svolgere un compito o un’azione in modo perfetto.
Ad esempio, uno studente potrebbe porsi i seguenti obiettivi orientati al processo:
Tutti questi processi sono sotto il Suo controllo, quindi il successo è garantito. Al contrario, il voto finale o il risultato non dipendono da Lei.
L’esito dipende da come si sente il docente quel giorno, da come si sono comportati gli altri studenti, dai criteri che applicherà, e così via.
Si basa sul semplice fatto che la maggior parte di noi aspira alla perfezione per riuscire nella vita. Forse non ha mai considerato che potrebbe avere molto più successo se abbassasse i Suoi standard.
Per esempio, un tempo un noto psicoterapeuta impiegò più di due anni per scrivere il suo primo articolo scientifico.
L’articolo era eccellente ed è stato pubblicato. Tuttavia, nello stesso arco di tempo, i suoi colleghi avevano scritto e pubblicato molti altri lavori altrettanto validi. Così iniziò a chiedersi: è meglio avere un solo articolo con il 98% di «perfezione» o dieci articoli con l’80% di «perfezione»?
Nel secondo caso, la produttività sarebbe stata maggiore e avrebbe potuto superare i colleghi. Questa consapevolezza spinse lo psicoterapeuta ad ammorbidire i suoi standard.
Di conseguenza, la sua produttività aumentò e la soddisfazione lavorativa crebbe.
Compiere bene diversi compiti può essere più efficace che concentrarsi ossessivamente sulla creazione di un prodotto perfetto, affrontando uno stress maggiore.
Lavorare sulle convinzioni significa rendersi conto di esse, riflettere sulle loro conseguenze, cercarne le origini e, infine, formularne di nuove e alternative.
In sostanza, il nostro obiettivo è aiutare a «normalizzare» le varie manifestazioni dell’«imperfezione» (errori, passi falsi), aiutando ad accettare l’idea della propria imperfezione e di quella degli altri.
Scriva le Sue nuove convinzioni e le integri nella Sua vita.
Può scriverle su un post-it e attaccarlo al frigorifero, inserirle nelle note del telefono o creare un’immagine con esse da impostare come sfondo.
Legga queste affermazioni ogni giorno, almeno una volta, o meglio ancora più spesso. Questo La aiuterà a riprogrammare i Suoi pensieri e a sostituire le convinzioni disfunzionali con quelle più adattive.
Fortunatamente, il perfezionismo non è una condanna.
Attraverso piccoli passi — da solo o con il supporto di uno specialista — può portare il Suo perfezionismo a un livello sano. Per farlo, è necessario imparare ad amarsi incondizionatamente e a prendersi cura di sé ogni giorno.

