Oltre le etichette: l’arte di una visione olistica del mondo

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L’etichettamento avviene quando diamo a noi stessi o agli altri un giudizio categorico e negativo basandoci su un singolo evento o comportamento, senza un’analisi approfondita e senza considerare il contesto.

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Le persone amano più di ogni altra cosa apporre agli altri un’etichetta che le liberi, una volta per tutte, dalla necessità di pensare.

William Somerset Maugham

Per esempio:

ok
È arrivato in ritardo a un incontro — è irresponsabile
ok
Ha fatto qualcosa per sé stesso — è egoista
ok
Passa il fine settimana sul divano — è un pigro
ok
Non ha superato un esame — è stupido
ok
È stato licenziato — è un fallito

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Questa reazione ricorda il modo di pensare dei bambini: quando stanno ancora imparando a comprendere il mondo e cercano di ordinare rapidamente le nuove informazioni.

Tuttavia, un adulto è in grado di guardare oltre e analizzare la situazione, invece di trarre conclusioni affrettate da un singolo episodio.

Ogni persona è un sistema complesso, mutevole e vivo. Il nostro comportamento dipende dall’età, dall’umore, dalle circostanze, dalla fase della vita e da centinaia di altri fattori.

Tentare di descrivere una persona con un’unica etichetta è come cercare di raccontare un intero film con un solo fotogramma: quasi tutto ciò che è importante resta fuori campo.

L’etichettamento di se stessi è particolarmente distruttivo. Ci priva della flessibilità, ci impedisce di vedere i nostri punti di forza e di crescere.

Quando etichettiamo gli altri, rischiamo di vedere solo un lato della persona, perdendo tutto il resto che la rende viva e unica.

Ciò può portare a conflitti, incomprensioni e allontanamento — d’altronde, a nessuno piace sentirsi rinchiuso in uno schema.

Cosa aiuta, invece? Notare i fatti che contraddicono l’etichetta e considerare le diverse sfaccettature della persona.

Per esempio, qualcuno entra bruscamente in coda e il primo pensiero è: «che maleducato».

L’umore peggiora istantaneamente.

Ma se ci si concede un secondo per ipotizzare che quella persona possa avere un’urgenza o stia passando una giornata difficile, le emozioni si attenuano e la conclusione diventa meno categorica.

Provi alcuni semplici esercizi:

Immagini che le persone intorno a Lei portino delle etichette sulla fronte («fallito», «pigro», «brutto», ecc.). Ogni volta che nota un’etichetta simile nella Sua mente, la rimuova idealmente.

Prenda una scatola e degli adesivi. Ogni volta che si accorge di usare un’etichetta, la scriva e la metta nella scatola. Alla fine della settimana, butti via il contenuto.

È possibile farlo anche nelle note del telefono.

«Sostituire le etichette»

Ad esempio, invece di «stupido» provi a dire «sto imparando»; invece di «pigro» provi a dire «sono stanco, ho bisogno di riposo».

Potrebbe sembrare insolito, ma aiuta a sviluppare benevolenza e una visione più realistica.

L’idea principale non è sostituire un’etichetta con un’altra, ma abbandonare gradualmente i giudizi categorici per vedere la persona e non una singola parola.

Meno viviamo attraverso le etichette, più facilmente riusciremo a cogliere la vera complessità di noi stessi e degli altri.

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